Storia - Il Rosso di Buja
“Fin dalla prima bicicletta, è stato subito amore”.

Il Rosso di Buja ciclista è nato per caso, o forse anche no, in una domenica mattina a Buia. Il mio paese.

Era primavera e accanto alle attività della classica sagra paesana, fu organizzata dalla Società Ciclistica Bujese un piccola gimcana. Promozionale, aperta tutti. E furono proprio quei birilli e quello slalom probabilmente a farmi innamorare delle due ruote. Inconsciamente è ovvio.

Da quella gimcana sono passati molti anni e molti kilometri; ma ancora non dimentico quella prima pedana di partenza e non posso non pensare che sia tale e quale a quella della mia “Leggenda Personale”.

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Origini

Prendo il cognome dal papà, veneto di origini, più precisamente di Noale, in provincia di Venezia. Dalla mamma prendo invece il luogo di nascita e le sue tradizioni: vivo e cresco a Buja, dopo essere nato a San Daniele del Friuli il 19 maggio 1986.
Qualche anno dopo si aggiunge alla famiglia mio fratello Francesco, più giovane di 4 anni che, dopo essere cresciuto insieme a me e aver seguito un po' le mie orme, ora è felice emigrante in Nuova Zelanda.

L’inizio

La mia infanzia è classica, mi viene da dire. Vengo cresciuto a scuola e sport, dei più disparati. Fin da piccolo nuoto, gioco a basket, qualche corsa campestre e poi bicicletta. “Lei” fin dai 7 anni, ma è un amore nato lentamente, senza fretta.

La cosa si fa seria

Durante il periodo liceale, la questione ciclismo si fa più presente.
Le gare in quel periodo si fanno intense e impegnative, perchè non è più solo un gioco per piccoli. Quello è il momento in cui è diventato qualcosa di più, spingendomi a decidere di investire più tempo ed energie, facendomi sentire di voler mettere il cuore in quello che faccio quando monto in sella.
Decido comunque di continuare gli studi, dando loro una svolta decisa, quando intraprendo Scienze Motorie a Gemona Del Friuli, che in quel periodo per me è stata come una seconda casa.

Il duro lavoro ripaga

Giungono le prime soddisfazioni ciclistiche: a 21 anni la prima vittoria in una gara, la prima di tutta la mia vita. Le prime convocazioni in maglia azzurra, in strada e soprattutto in pista, il mio vero amore di quegli anni. Sarà proprio grazie alla pista che vestirò anche la prima maglia tricolore di campione italiano.
Ma non era tutto sport. Importati sono stati gli incontri lungo il percorso.
Incontro e conosco più a fondo Roberto Bressan. Litighiamo, ci confrontiamo e saldiamo un legame fortissimo.
Ho la fortuna di incrociare un altro friulano, un artista dell’allenamento: inizio a lavorare con Cristiano Valloppi, allenatore e tecnico della Nazionale Italiana di Ciclismo, che segna la svolta decisiva.
Grazie al “Bress” prendiamo le decisioni giuste, ragionando e rischiando. Ma alla fine l’obiettivo di una vita è lì, ad un passo.

Professionismo

Nell’ottobre nel 2010 firmo il mio primo contratto da professionista.
Ne seguiranno altri, insieme a nuove e più grandi soddisfazioni.
Ricordo molto bene ancora quel momento in cui misi la firma su quelle poche pagine.
Si chiudeva un cerchio. O forse semplicemente continuava. Solo in quel momento realizzai quanto fossi stato incosciente in quegli anni: non avevo mai messo in dubbio quale fosse il mio vero desiderio, il mio obiettivo, la mia meta. Tendevo continuamente in quella direzione, vedevo solo quel traguardo. Ero inconsciamente sicuro di dove sarei arrivato e non avevo mai posto attenzione ai tanti ostacoli che mi ero trovato di fronte.

Il Giro d’Italia

Il Giro d’Italia è stata un’emozione per la quale non trovo parole. Lanciato in fuga due volte, durante la quinta e la quattordicesima tappa, nell'ultima fase ho portato la gara sul podio, arrivando terzo, dietro Andrey Amador e Jan Bárta. Era il giorno del mio 26 ° compleanno.

Dauphiné

Un’altra soddisfazione arriva quando vinco l'ultima tappa del Critérium du Dauphiné 2013, la Sisteron - Risoul, staccando tutti gli altri compagni di fuga. Dopo aver scattato nella salita finale, sono arrivato da solo al traguardo.

Soddisfazioni

Al Tour de France 2014, vinco per due volte consecutive il numero rosso della combattività (nella 13a e nella 14a tappa), aggiudicandomi poi il Premio della Combattività. Solo mese dopo, alla Vuelta a España 2014, la settima tappa mi porta la vittoria: arrivai in solitaria al traguardo di Alcaudete, dopo aver staccato i miei tre compagni di fuga.
1986 1993 2000 20072010 2012 20132014

“[…] la tua Leggenda Personale. […] è quello che hai sempre desiderato fare. Tutti, all’inizio della gioventù, sanno qual è la propria Leggenda Personale. In quel periodo della vita tutto è chiaro, tutto è possibile, e gli uomini non hanno paura di sognare e di desiderare tutto quello che vorrebbero veder fare nella vita. Ma poi, a mano a mano che il tempo passa, una misteriosa forza comincia a tentare di dimostrare come sia impossibile realizzare la Leggenda Personale. […] Sono le forze che sembrano negative, ma che in realtà ti insegnano a realizzare la tua Leggenda Personale. Preparano il tuo spirito e la tua volontà. Perché esiste una grande verità su questo pianeta: chiunque tu sia o qualunque cosa tu faccia, quando desideri una cosa con volontà, è perché questo desiderio è nato nell’anima dell’Universo. Quella cosa rappresenta la tua missione sulla terra. […] l’Anima del Mondo è alimentata dalla felicità degli uomini. O dall’infelicità, dall’invidia, dalla gelosia. Realizzare la propria Leggenda Personale è il solo dovere degli uomini.
Tutto è una sola cosa. E quando desideri qualcosa, tutto l’Universo cospira affinché tu realizzi il tuo desiderio.”

L’Alchimista – P. Coelho

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